Nuovo attacco israeliano alla Flottilla

Il Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia (CRED) condanna il nuovo crimine internazionale di Israele, il sequestro della Flottilla e chiama alla mobilitazione per imporre l’immediata liberazione dei volontari rapiti e all’interruzione immediata di ogni rapporti collaborazione con lo Stato terrorista e genocida israeliano.
Facciamo nostro e rilanciamo il seguente appello: L’ATTACCO ALLA FLOTILLA È UN ATTO DI PIRATERIA CONTRO L’UMANITÀ: LA SOLIDARIETÀ NON SI SEQUESTRA

​ROMA/GAZA, 18 Maggio 2026
Alle ore 9:30 di oggi, lunedì 18 maggio, il diritto internazionale e la dignità umana hanno subito l’ennesimo, brutale assalto.
A circa 250 miglia nautiche dalla Striscia di Gaza – in piene acque internazionali – la Flotilla solidale è stata illegalmente intercettata e attaccata dalle forze militari israeliane.

​Un gran numero di unità da guerra, cariche di truppe ‘commando’ in assetto da combattimento, ha circondato le imbarcazioni civili della Flotilla.
Le truppe di occupazione israeliane stano abbordando con la forza le imbarcazioni della flotta internazionale, organizzata e messa in atto da Global Sumud, Freedom Flotilla Coalition e Mavi Marmara Freedom and Solidarity Association.

​A bordo delle imbarcazioni non ci sono armi né minacce di alcun genere, ma la coscienza critica del pianeta: parlamentari, medici, giornalisti, attivisti e cittadini di ogni nazionalità.
Persone disarmate, unite dal solo imperativo etico di spezzare l’assedio illegale di Gaza e denunciare il genocidio in corso.

Fonti militari israeliane hanno già confermato l’intenzione di deportare i partecipanti a bordo di una grande nave da carico – una vera e propria “nave-prigione” – verso il porto di Ashdod.

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​Il sequestro di navi civili in acque internazionali si configura come una indubbia violazione del diritto marittimo e dei diritti umani fondamentali.
Un atto di pirateria di Stato che svela la logica profonda dell’oppressione.
Un atto perpetrato confidando nella continua impunità che viene garantita dai governi complici.

Di fronte a queste esibizioni di violenza, il silenzio dei governi occidentali non è neutralità: è complicità attiva.

​L’obiettivo di Israele è chiaro:

​Militarizzare lo spazio fisico e psichico: Trasformare persino il mare aperto in un territorio di esclusione e di violenza, dove la solidarietà viene criminalizzata.

​Nascondere l’azione di annientamento: Impedire che il mondo veda che i bombardamenti continuano, come continua l’uso sistematico della fame usata come arma, nel il tentativo di sterminare un intero popolo.

​Sfidare la comunità internazionale: Dimostrare che la forza bruta può operare al di sopra di ogni trattato, convenzione o principio umanitario.

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​DALL’EMERGENZA UMANITARIA
ALLA COSCIENZA POLITICA

​”Possono sequestrare i corpi e le navi, ma non possono fermare l’anelito di libertà che si leva dai popoli.”

​La risposta a questo attacco non può e non deve limitarsi alla sola indignazione e all’invio di aiuti umanitari (che comunque Israele non lascia passare).

È necessario rompere il blocco e aprire i valichi.

La risposta deve farsi Politica,
nel senso più alto e nobile del termine: un atto di resistenza costante, collettiva e coordinata.

​Se il potere stringe l’assedio, noi moltiplichiamo gli spazi di libertà, mobilitiamo le e alziamo una marea di pressione continua.

LA RETE “100 PORTI • 100 CITTÀ”
Una mobilitazione che si estende e si radica in ogni territorio: nelle università, nelle piazze, nei porti e nei luoghi di lavoro.

​Facciamo appello alla società civile affinché si unisca alla rete “100 PORTI • 100 CITTÀ” per:

​Esigere sanzioni immediate e specialmente il blocco totale del commercio di armi con Israele.

​Denunciare l’ipocrisia istituzionale di chi finanzia l’oppressione.

​Costruire una vigilanza permanente che mantenga i riflettori accesi sulla Palestina, trasformando ogni città in un porto di approdo per i diritti negati.

​Contro la violenza e l’isolamento, la nostra risposta deve essere la presenza, la memoria e l’azione instancabile.

​La terra e il mare non appartengono a chi vuole prendersi tutto con la forza, ma all’umanità che resiste.

The Center for Research and Elaboration for Democracy (CRED) condemns Israel’s new international crime, the seizure of the Flotilla, and calls for mobilization to demand the immediate release of the kidnapped volunteers and the immediate termination of all relations and cooperation with the Israeli terrorist and genocidal state.

We endorse and relaunch the following appeal:

THE ATTACK ON THE FLOTILLA IS AN ACT OF PIRACY AGAINST HUMANITY: SOLIDARITY CANNOT BE SEIZED

ROME/GAZA, 18 May 2026
At 9:30 a.m. today, Monday 18 May, international law and human dignity have suffered yet another brutal assault.
Approximately 250 nautical miles from the Gaza Strip — in international waters — the solidarity Flotilla was illegally intercepted and attacked by Israeli military forces.

A large number of warships, carrying commando troops in combat gear, surrounded the civilian vessels of the Flotilla.
Israeli occupation forces are boarding by force the ships of the international fleet, organized and carried out by Global Sumud, Freedom Flotilla Coalition, and the Mavi Marmara Freedom and Solidarity Association.

On board the vessels there are no weapons or threats of any kind, but rather the critical conscience of the planet: parliamentarians, doctors, journalists, activists, and citizens of every nationality.
Unarmed people, united solely by the ethical imperative to break the illegal siege of Gaza and denounce the ongoing genocide.

Israeli military sources have already confirmed the intention to deport the participants aboard a large cargo vessel — a true “prison ship” — toward the port of Ashdod.

The seizure of civilian ships in international waters constitutes a clear violation of maritime law and fundamental human rights.
An act of state piracy that reveals the underlying logic of oppression.
An act perpetrated in reliance on the continued impunity guaranteed by complicit governments.

In the face of these displays of violence, the silence of Western governments is not neutrality: it is active complicity.

Israel’s objective is clear:

To militarize physical and psychological space: transforming even the open sea into a zone of exclusion and violence, where solidarity is criminalized.

To conceal the campaign of annihilation: preventing the world from seeing that the bombings continue, as does the systematic use of starvation as a weapon, in an attempt to exterminate an entire people.

To challenge the international community: demonstrating that brute force can operate above any treaty, convention, or humanitarian principle.

FROM HUMANITARIAN EMERGENCY
TO POLITICAL CONSCIOUSNESS

“They may seize bodies and ships, but they cannot stop the longing for freedom rising from the peoples.”

The response to this attack cannot and must not be limited to indignation or the sending of humanitarian aid (which Israel, in any case, does not allow through).

It is necessary to break the blockade and open the crossings.

The response must become Political, in the highest and noblest sense of the term: an act of constant, collective, and coordinated resistance.

If power tightens the siege, we multiply spaces of freedom, mobilize “Fleets on Land,” and raise a tide of continuous pressure.

THE “100 PORTS • 100 CITIES” NETWORK
A mobilization extending and rooting itself in every territory: universities, squares, ports, and workplaces.

We call on civil society to join the “100 PORTS • 100 CITIES” network to:

Demand immediate sanctions and, in particular, a total arms trade embargo against Israel.

Denounce the institutional hypocrisy of those who finance oppression.

Build a permanent vigilance that keeps Palestine in the spotlight, transforming every city into a port of arrival for denied rights.

Against violence and isolation, our response must be presence, memory, and tireless action.

Land and sea do not belong to those who seek to take everything by force, but to the humanity that resists.

Aquí tienes la traducción al español:

El Centro de Investigación y Elaboración para la Democracia (CRED) condena el nuevo crimen internacional de Israel, la captura de la Flotilla, y llama a la movilización para exigir la liberación inmediata de los voluntarios secuestrados y el cese inmediato de toda relación y cooperación con el Estado terrorista y genocida israelí.

Hacemos nuestro y difundimos el siguiente llamamiento:

EL ATAQUE A LA FLOTILLA ES UN ACTO DE PIRATERÍA CONTRA LA HUMANIDAD: LA SOLIDARIDAD NO SE PUEDE SECUESTRAR

ROMA/GAZA, 18 de mayo de 2026
A las 9:30 de la mañana de hoy, lunes 18 de mayo, el derecho internacional y la dignidad humana han sufrido otro brutal ataque.
A aproximadamente 250 millas náuticas de la Franja de Gaza — en aguas internacionales — la Flotilla solidaria ha sido interceptada e атакada ilegalmente por las fuerzas militares israelíes.

Un gran número de buques de guerra, con tropas de comandos en equipo de combate, ha rodeado las embarcaciones civiles de la Flotilla.
Las fuerzas de ocupación israelíes están abordando por la fuerza los barcos de la flota internacional, organizada y llevada a cabo por Global Sumud, Freedom Flotilla Coalition y la Asociación de Libertad y Solidaridad Mavi Marmara.

A bordo de las embarcaciones no hay armas ni amenazas de ningún tipo, sino la conciencia crítica del planeta: parlamentarios, médicos, periodistas, activistas y ciudadanos de todas las nacionalidades.
Personas desarmadas, unidas únicamente por el imperativo ético de romper el asedio ilegal de Gaza y denunciar el genocidio en curso.

Fuentes militares israelíes ya han confirmado la intención de deportar a los participantes a bordo de un gran buque de carga — una verdadera “nave-prisión” — hacia el puerto de Ashdod.

La captura de buques civiles en aguas internacionales constituye una clara violación del derecho marítimo y de los derechos humanos fundamentales.
Un acto de piratería de Estado que revela la lógica profunda de la opresión.
Un acto perpetrado confiando en la continua impunidad garantizada por los gobiernos cómplices.

Ante estas demostraciones de violencia, el silencio de los gobiernos occidentales no es neutralidad: es complicidad activa.

El objetivo de Israel es claro:

Militarizar el espacio físico y psíquico: transformar incluso el mar abierto en un territorio de exclusión y violencia, donde la solidaridad es criminalizada.

Ocultar la acción de aniquilación: impedir que el mundo vea que continúan los bombardeos, así como el uso sistemático del hambre como arma, en un intento de exterminar a un pueblo entero.

Desafiar a la comunidad internacional: demostrar que la fuerza bruta puede operar por encima de cualquier tratado, convención o principio humanitario.

DE LA EMERGENCIA HUMANITARIA
A LA CONCIENCIA POLÍTICA

“Pueden secuestrar los cuerpos y los barcos, pero no pueden detener el anhelo de libertad que surge de los pueblos.”

La respuesta a este ataque no puede ni debe limitarse a la indignación o al envío de ayuda humanitaria (que, además, Israel no deja pasar).

Es necesario romper el bloqueo y abrir los pasos fronterizos.

La respuesta debe volverse política, en el sentido más alto y noble del término: un acto de resistencia constante, colectiva y coordinada.

Si el poder aprieta el asedio, multiplicamos los espacios de libertad, movilizamos las “Flotas de tierra” y levantamos una marea de presión continua.

RED “100 PUERTOS • 100 CIUDADES”
Una movilización que se extiende y se arraiga en todos los territorios: universidades, plazas, puertos y lugares de trabajo.

Hacemos un llamamiento a la sociedad civil para que se una a la red “100 PUERTOS • 100 CIUDADES” para:

Exigir sanciones inmediatas y, en particular, un bloqueo total del comercio de armas con Israel.

Denunciar la hipocresía institucional de quienes financian la opresión.

Construir una vigilancia permanente que mantenga la atención sobre Palestina, transformando cada ciudad en un puerto de llegada para los derechos negados.

Frente a la violencia y el aislamiento, nuestra respuesta debe ser presencia, memoria y acción incansable.

La tierra y el mar no pertenecen a quienes quieren apoderarse de todo por la fuerza, sino a la humanidad que resiste.

Voici la traduction en français :

Le Centre de recherche et d’élaboration pour la démocratie (CRED) condamne le nouveau crime international d’Israël, l’arraisonnement de la Flottille, et appelle à la mobilisation pour exiger la libération immédiate des volontaires enlevés ainsi que la cessation immédiate de toute relation et coopération avec l’État terroriste et génocidaire israélien.

Nous faisons nôtre et relayons l’appel suivant :

L’ATTAQUE CONTRE LA FLOTILLE EST UN ACTE DE PIRATERIE CONTRE L’HUMANITÉ : LA SOLIDARITÉ NE SE SAISIT PAS

ROME/GAZA, 18 mai 2026
À 9h30 aujourd’hui, lundi 18 mai, le droit international et la dignité humaine ont subi une nouvelle attaque brutale.
À environ 250 milles nautiques de la bande de Gaza — en haute mer internationale — la flottille solidaire a été illégalement interceptée et attaquée par les forces militaires israéliennes.

Un grand nombre de navires de guerre, avec des troupes de commandos en tenue de combat, ont encerclé les embarcations civiles de la flottille.
Les forces d’occupation israéliennes montent de force à bord des navires de la flotte internationale, organisée et mise en œuvre par Global Sumud, la Freedom Flotilla Coalition et l’Association de liberté et de solidarité Mavi Marmara.

À bord des navires, il n’y a ni armes ni menaces d’aucune sorte, mais la conscience critique du monde : parlementaires, médecins, journalistes, militants et citoyens de toutes nationalités.
Des personnes désarmées, unies uniquement par l’impératif éthique de briser le siège illégal de Gaza et de dénoncer le génocide en cours.

Des sources militaires israéliennes ont déjà confirmé l’intention de déporter les participants à bord d’un grand navire de charge — une véritable « prison flottante » — vers le port d’Ashdod.

La capture de navires civils en haute mer constitue une violation manifeste du droit maritime et des droits humains fondamentaux.
Un acte de piraterie d’État qui révèle la logique profonde de l’oppression.
Un acte perpétré en s’appuyant sur l’impunité continue garantie par des gouvernements complices.

Face à ces démonstrations de violence, le silence des gouvernements occidentaux n’est pas de la neutralité : c’est une complicité active.

L’objectif d’Israël est clair :

Militariser l’espace physique et psychique : transformer même la haute mer en un territoire d’exclusion et de violence, où la solidarité est criminalisée.

Dissimuler l’action d’anéantissement : empêcher le monde de voir que les bombardements continuent, ainsi que l’usage systématique de la faim comme arme, dans une tentative d’extermination d’un peuple entier.

Défier la communauté internationale : démontrer que la force brute peut s’exercer au-dessus de tout traité, convention ou principe humanitaire.

DE L’URGENCE HUMANITAIRE
À LA CONSCIENCE POLITIQUE

« Ils peuvent saisir les corps et les navires, mais ils ne peuvent pas arrêter l’élan de liberté qui s’élève des peuples. »

La réponse à cette attaque ne peut et ne doit pas se limiter à l’indignation ou à l’envoi d’aide humanitaire (que, de toute façon, Israël ne laisse pas passer).

Il est nécessaire de briser le blocus et d’ouvrir les passages.

La réponse doit devenir politique, au sens le plus élevé et le plus noble du terme : un acte de résistance constant, collectif et coordonné.

Si le pouvoir resserre le siège, nous multiplions les espaces de liberté, mobilisons les « Flottes terrestres » et faisons monter une marée de pression continue.

RÉSEAU « 100 PORTS • 100 VILLES »
Une mobilisation qui s’étend et s’enracine dans tous les territoires : universités, places, ports et lieux de travail.

Nous appelons la société civile à rejoindre le réseau « 100 PORTS • 100 VILLES » afin de :

Exiger des sanctions immédiates et, en particulier, un embargo total sur le commerce des armes avec Israël.

Dénoncer l’hypocrisie institutionnelle de ceux qui financent l’oppression.

Construire une vigilance permanente maintenant la Palestine sous les projecteurs, transformant chaque ville en port d’accueil des droits niés.

Face à la violence et à l’isolement, notre réponse doit être la présence, la mémoire et l’action inlassable.

La terre et la mer n’appartiennent pas à ceux qui veulent tout prendre par la force, mais à l’humanité qui résiste.

Вот перевод на русский язык:

Центр исследований и разработки для демократии (CRED) осуждает новое международное преступление Израиля — захват Флотилии — и призывает к мобилизации с целью добиться немедленного освобождения похищенных добровольцев и немедленного прекращения всех отношений и сотрудничества с террористическим и геноцидным государством Израиль.

Мы поддерживаем и распространяем следующий призыв:

НАПАДЕНИЕ НА ФЛОТИЛИЮ — ЭТО АКТ ПИРАТСТВА ПРОТИВ ЧЕЛОВЕЧЕСТВА: СОЛИДАРНОСТЬ НЕЛЬЗЯ ЗАХВАТИТЬ

РИМ/ГАЗА, 18 мая 2026 года
В 9:30 утра сегодня, в понедельник 18 мая, международное право и человеческое достоинство подверглись очередному жестокому нападению.
Примерно в 250 морских милях от сектора Газа — в международных водах — гуманитарная Флотилия была незаконно перехвачена и атакована израильскими военными силами.

Большое количество военных кораблей с подразделениями коммандос в боевом снаряжении окружили гражданские суда Флотилии.
Израильские оккупационные силы осуществляют силовой абордаж судов международного флота, организованного движениями Global Sumud, Freedom Flotilla Coalition и Ассоциацией свободы и солидарности «Мави Мармара».

На борту судов нет оружия или какой-либо угрозы, а находится совесть планеты: парламентарии, врачи, журналисты, активисты и граждане разных стран.
Безоружные люди, объединённые единственным этическим императивом — прорвать незаконную блокаду Газы и осудить продолжающийся геноцид.

Израильские военные источники уже подтвердили намерение депортировать участников на борту большого грузового судна — фактически «тюрьмы на воде» — в порт Ашдод.

Захват гражданских судов в международных водах представляет собой явное нарушение морского права и фундаментальных прав человека.
Это акт государственного пиратства, раскрывающий глубинную логику угнетения.
Акт, совершаемый в расчёте на продолжающуюся безнаказанность, гарантированную соучастием правительств.

На фоне этих проявлений насилия молчание западных правительств — это не нейтралитет: это активное соучастие.

Цель Израиля ясна:

Милитаризация физического и психического пространства: превращение даже открытого моря в зону исключения и насилия, где солидарность криминализируется.

Сокрытие политики уничтожения: недопущение того, чтобы мир видел продолжающиеся бомбардировки и систематическое использование голода как оружия в попытке уничтожить целый народ.

Вызов международному сообществу: демонстрация того, что грубая сила может действовать выше любых договоров, конвенций и гуманитарных принципов.

ОТ ГУМАНИТАРНОГО КРИЗИСА
К ПОЛИТИЧЕСКОМУ СОЗНАНИЮ

«Они могут захватить тела и корабли, но они не могут остановить стремление к свободе, поднимающееся из народов».

Ответ на это нападение не может и не должен ограничиваться возмущением или отправкой гуманитарной помощи (которую Израиль, в любом случае, не пропускает).

Необходимо прорвать блокаду и открыть проходы.

Ответ должен стать политическим — в высшем и благороднейшем смысле этого слова: актом постоянного, коллективного и скоординированного сопротивления.

Если власть усиливает осаду, мы умножаем пространства свободы, мобилизуем «наземные флотилии» и поднимаем волну непрерывного давления.

СЕТЬ «100 ПОРТОВ • 100 ГОРОДОВ»
Мобилизация, распространяющаяся и укореняющаяся во всех территориях: университетах, на площадях, в портах и на рабочих местах.

Мы призываем гражданское общество присоединиться к сети «100 ПОРТОВ • 100 ГОРОДОВ», чтобы:

Требовать немедленных санкций и, в частности, полного эмбарго на торговлю оружием с Израилем.

Осудить институциональное лицемерие тех, кто финансирует угнетение.

Создать постоянную систему наблюдения, удерживающую Палестину в центре внимания, превращая каждый город в «порт прибытия» для отнятых прав.

Перед лицом насилия и изоляции наш ответ должен быть присутствием, памятью и неустанным действием.

Земля и море не принадлежат тем, кто хочет захватить всё силой, а принадлежат человечеству, которое сопротивляется.

以下为中文翻译:

民主研究与发展中心(CRED)谴责以色列犯下的新的国际罪行——对“船队(Flotilla)”的扣押,并号召动员起来,要求立即释放被绑架的志愿者,并立即终止与以色列这一恐怖与种族灭绝国家的一切关系与合作。

我们认同并转发以下呼吁:

对船队的袭击是针对人类的海盗行为:团结不容被劫持

罗马/加沙,2026年5月18日
今天星期一5月18日上午9:30,国际法与人类尊严再次遭受了残酷打击。
在距离加沙地带约250海里——国际水域中——人道主义船队被以色列军方非法拦截并袭击。

大量军舰携带战斗状态的特种部队,包围了该民用船队的船只。
以色列占领军正在强行登上由Global Sumud、Freedom Flotilla Coalition以及Mavi Marmara自由与团结协会组织的国际船队。

船上没有任何武器或威胁,只有来自全球的良知:议员、医生、记者、活动人士以及各国公民。
这些手无寸铁的人,仅仅因共同的伦理使命而联合——打破对加沙的非法封锁,并揭露正在发生的种族灭绝。

以色列军方消息人士已确认,将把参与者转移到一艘大型货船上——实际上是一艘“海上监狱”——并押送至阿什杜德港。

在国际水域扣押民用船只,构成对海事法和基本人权的明确违反。
这是一种国家海盗行为,揭示了压迫的深层逻辑。
这种行为之所以发生,是依赖于由共谋政府所保障的持续有罪不罚。

面对这些暴力行径,西方政府的沉默不是中立,而是积极的共谋。

以色列的目标十分明确:

将物理与心理空间军事化:甚至把公海变成排斥与暴力的区域,在那里,团结被刑事化。

掩盖毁灭性行动:阻止世界看到轰炸仍在继续,以及将饥饿系统性地作为武器使用,试图消灭一个民族。

挑战国际社会:证明武力可以凌驾于任何条约、公约或人道原则之上。

从人道主义危机
到政治意识

“他们可以夺走身体和船只,但无法阻止从人民中升起的自由渴望。”

对这次袭击的回应不能也不应仅限于愤怒或人道援助(而这些援助本身也往往被以色列阻止进入)。

必须打破封锁,打开通道。

回应必须上升为政治行动——以最高、最崇高的意义:一种持续的、集体的、协调的抵抗行动。

如果权力加紧围困,我们就扩展自由空间,动员“陆地舰队”,掀起持续的压力浪潮。

“100港口·100城市”网络
这一动员将扩展并扎根于每一个地区:大学、广场、港口与工作场所。

我们呼吁公民社会加入“100港口·100城市”网络,以:

要求立即实施制裁,特别是对以色列全面武器贸易禁运。

揭露资助压迫者的制度性虚伪。

建立持续监督机制,使巴勒斯坦始终处于公众视野中心,将每一座城市转化为人权受剥夺者的“抵达港”。

面对暴力与隔绝,我们的回应必须是存在、记忆与不懈行动。

土地与海洋不属于那些以武力攫取一切的人,而属于反抗的人类。