Dal Blog di Fabio Marcelli: la mia risposta a chi mi accusa di essere un “cattivo maestro”

https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/09/19/denuncia-genocidio-palestina-governo-italiano-notizie/8130311/

La mia risposta a chi mi accusa di essere un ‘cattivo maestro’
Fabio Marcelli
FABIO MARCELLI
Giurista internazionale
Le parole del milite ignoto Nevi e le esternazioni analoghe segnalano un quadruplice divorzio.

Un tizio di nome Raffaele Nevi, che non ho il piacere di conoscere personalmente ma che di mestiere risulta faccia nientemeno che il portavoce nazionale di Forza Italia, mi iscrive nel libro nero dei “cattivi maestri” per avere denunciato, insieme ad altri almeno 25 giuristi e avvocati e varie personalità della politica e della cultura, come ad esempio Laura Morante, Moni Ovadia, Luigi De Magistris, Alessandro Di Battista, Maurizio Acerbo e Angelo D’Orsi, alcuni membri di rilievo del governo italiano (Meloni, Tajani, Crosetto) e l’amministratore delegato di Leonardo SpA Roberto Cingolani ex art. III della Convenzione delle Nazioni Unite del 1948 per complicità con Israele nel genocidio della popolazione palestinese.
Al di là della scarsa notorietà del personaggio in questione, cui peraltro se ne sono affiancati altri più conosciuti come l’immancabile Gasparri, la presa di posizione di Nevi è interessante dal punto vista politico, storico e culturale. Non entrerò qui nel merito degli aspetti più propriamente giuridici, che saranno oggetto di più approfondita disamina all’inizio del mese di ottobre, quando renderemo noto il testo della denuncia in italiano e nelle sei lingue del sistema delle Nazioni Unite (inglese, spagnolo, francese, russo, cinese ed arabo). Qui mi limito ad osservare quanto sia logico e giurisprudenzialmente assodato che chi fornisce le armi per un grave crimine nella piena consapevolezza che saranno adoperate a tale fine è indubbiamente imputabile per complicità nel crimine stesso.
Voglio invece segnalare come le parole del milite ignoto Nevi e le esternazioni analoghe segnalano un quadruplice divorzio.

1. In primo luogo, ed è forse l’aspetto più grave, esse indicano che chi le pronuncia mette sullo stesso piano la promozione del diritto e quella del terrorismo. In tal modo Nevi e i suoi imitatori esprimono il desiderio inconfessabile e profondo della parte peggiore del sistema politico, avere le mani libere da ogni vincolo normativo per potersi fare gli affari propri. Lorsignori non tollerano intromissioni di estranei: che si tratti di banali mazzette, favoreggiamento alla fuga di criminali internazionali o genocidio, colla morte fin qui accertata di almeno circa settantamila (ma in realtà almeno cinque volte tanti) esseri umani, di cui un quarto circa di bambini innocenti cui è negata la vita, costoro vogliono ad ogni costo affermare la ragione “di Stato” che in realtà è quella di infime e ristrette cricche di malfattori insediati ai vertici a causa dell’ignavia di noi tutti.
E non si tratta certamente di fenomeno esclusivamente italico. Tutto l’Occidente in piena e irrefrenabile decadenza odia il diritto e si prepara a perseguire, anche penalmente, chiunque osi propugnarne l’applicazione. Non a caso il Nerone che presiede dalla Casa Bianca alle incerte sorti di questo impero in disfacimento ha compilato liste di proscrizione sempre più affollate di giuristi, dagli stessi giudici statunitensi che resistono alla sua ignobile prepotenza e alla violazione dei diritti dei più deboli, ai giudici, procuratore e funzionari della Corte penale internazionale, a esperti indipendenti come la nostra cara Francesca Albanese, emblema attuale dell’orgoglio nazionale italiano, in difesa della quale Mattarella & C. non si sono finora azzardati a levare neppure un flebile lamento.
2. E qui vengo al secondo divorzio implicato dalle parole dell’oscuro Nevi: quello dal sistema multipolare di governo del pianeta nato colla fine della Seconda guerra mondiale e la Carta delle Nazioni Unite. A che vale il fatto che l’Italia voti in sede di Assemblea generale la risoluzione che prevede il riconoscimento dello Stato palestinese se poi ne sabota l’attuazione continuando ad armare fino ai dento uno Stato come Israele che ha fatto della guerra, dell’apartheid e del genocidio la ragione stessa della sua esistenza?
3. ⁠3. Il terzo divorzio è quindi quello dai valori stessi sui quali si basa quella Carta così come la nostra Costituzione (anche se La Russa non è di questo avviso per motivi facilmente intuibili) e cioè i valori dell’antifascismo, che sta diventando una parolaccia in tutto l’Occidente, che si tratti degli Stati Uniti dove Trump approfitta spudoratamente dell’oscuro episodio dell’uccisione di Kirk per mettere al bando gli antifascisti, all’Europa dove avanzano gli eredi diretti e dichiarati di Hitler, Mussolini, Pétain, Francisco Franco e Bandera, impugnando le bandiere della guerra alla Russia e del razzismo nei confronti del resto del mondo, forti anche del chiaro fallimento della finta sinistra alla Pd.
4. ⁠4. Il quarto divorzio, infine, è quello dai valori e dal futuro stesso dell’umanità, dimostrato proprio dallo spaventoso genocidio quotidiano cui assistiamo ogni giorno in Palestina, anticipazione di quello più vasto e generalizzato della Terza Guerra Mondiale nucleare che si delinea sempre più nettamente. Il fatto che i nostri “governanti” eseguano a volte i comandi loro impartiti da Washington con bovina riluttanza (vedi il buon Crosetto) non li rende meno colpevoli.

Manifestare, scioperare e firmare le denunce nei loro confronti come si potrà fare a partire da inizio ottobre è l’unico modo per dissociare le nostre responsabilità dalle loro, salvaguardando il nostro amore per il diritto, per un governo cooperativo e multipolare del pianeta, per l’antifascismo e per l’umanità. Altro che “cattivi maestri”.

English Translation

My Response to Those Who Accuse Me of Being a “Bad Teacher”
Fabio Marcelli
International Jurist

The words of the unknown soldier Nevi and similar statements point to a fourfold divorce.

A man named Raffaele Nevi, whom I do not have the pleasure of knowing personally but who happens to be none other than the national spokesperson of Forza Italia, places me in the blacklist of the so-called “bad teachers” for having denounced—together with at least 25 other jurists and lawyers and several cultural and political figures such as Laura Morante, Moni Ovadia, Luigi De Magistris, Alessandro Di Battista, Maurizio Acerbo and Angelo D’Orsi—some prominent members of the Italian government (Meloni, Tajani, Crosetto) and the CEO of Leonardo SpA, Roberto Cingolani, under Article III of the 1948 United Nations Convention, for complicity with Israel in the genocide of the Palestinian population.

Beyond the limited notoriety of the individual in question—flanked, however, by more familiar figures such as the inevitable Gasparri—Nevi’s position is interesting from a political, historical and cultural point of view. I will not here dwell on the more strictly legal aspects, which will be subject to detailed examination at the beginning of October, when we will make public the text of the complaint in Italian and in the six official UN languages (English, Spanish, French, Russian, Chinese and Arabic). I will only note here how logical and legally established it is that those who provide weapons for a grave crime, fully aware that they will be used for that purpose, are undoubtedly criminally liable for complicity in the crime itself.

What I do wish to stress is how the words of the unknown soldier Nevi, and similar statements, indicate a fourfold divorce:
1. First of all, and perhaps most gravely, they show that those who utter them equate the promotion of law with that of terrorism. In doing so, Nevi and his imitators express the unconfessed and profound desire of the worst part of the political system: to be free from all normative constraints in order to pursue their own interests. They will not tolerate interference from outsiders: whether it be petty bribes, facilitating the escape of international criminals, or genocide—with at least about seventy thousand deaths already confirmed (but in reality at least five times that number), including roughly a quarter innocent children whose lives are denied—these people want at all costs to uphold the so-called “reason of State”, which in truth is nothing more than the interest of narrow cliques of wrongdoers perched at the top thanks to our collective cowardice.
And this is not an exclusively Italian phenomenon. The entire West, in full and uncontrollable decline, hates the law and prepares to persecute—even criminally—anyone who dares to call for its application. It is no coincidence that the Nero presiding from the White House over the uncertain fate of this crumbling empire has compiled ever-longer lists of proscribed jurists—from U.S. judges resisting his ignoble arrogance and violations of the rights of the weakest, to the judges, prosecutor, and officials of the International Criminal Court, to independent experts such as our dear Francesca Albanese, today’s emblem of Italian national pride, in whose defense Mattarella & Co. have so far not dared to raise even a faint protest.
2. The second divorce implied by the words of the obscure Nevi is from the multipolar system of global governance born with the end of World War II and the UN Charter. What is the point of Italy voting in the General Assembly for the resolution recognizing the State of Palestine if it then sabotages its implementation by continuing to arm to the teeth a State like Israel, which has made war, apartheid, and genocide the very basis of its existence?
3. The third divorce is therefore from the very values on which that Charter, as well as our Constitution (even if La Russa thinks otherwise, for easily guessed reasons), is based: the values of antifascism, which is becoming a dirty word throughout the West. From the United States, where Trump shamelessly exploits the murky episode of Kirk’s killing to ban antifascists, to Europe, where the direct and declared heirs of Hitler, Mussolini, Pétain, Francisco Franco, and Bandera advance under the banners of war against Russia and racism toward the rest of the world—bolstered also by the blatant failure of the fake left of the PD.
4. The fourth divorce, finally, is from the values and the very future of humanity itself, as demonstrated by the horrific daily genocide we witness in Palestine—an anticipation of the broader and more generalized nuclear World War III that looms ever more clearly. The fact that our “rulers” sometimes obey Washington’s commands with bovine reluctance (see poor Crosetto) does not make them any less guilty.

To demonstrate, to strike, and to sign the complaints against them—as will be possible starting in early October—is the only way to dissociate our responsibilities from theirs, safeguarding our love for the law, for cooperative and multipolar governance of the planet, for antifascism, and for humanity itself. So much for “bad teachers.”

Traducción al español

Mi respuesta a quienes me acusan de ser un “mal maestro”
Fabio Marcelli
Jurista internacional

Las palabras del soldado desconocido Nevi y declaraciones semejantes señalan un cuádruple divorcio.

Un individuo llamado Raffaele Nevi, a quien no tengo el gusto de conocer personalmente pero que resulta ser nada menos que el portavoz nacional de Forza Italia, me inscribe en el libro negro de los llamados “malos maestros” por haber denunciado—junto con al menos otros 25 juristas y abogados y varias personalidades de la política y la cultura como Laura Morante, Moni Ovadia, Luigi De Magistris, Alessandro Di Battista, Maurizio Acerbo y Angelo D’Orsi—a algunos miembros destacados del gobierno italiano (Meloni, Tajani, Crosetto) y al director ejecutivo de Leonardo SpA, Roberto Cingolani, en virtud del artículo III de la Convención de las Naciones Unidas de 1948, por complicidad con Israel en el genocidio del pueblo palestino.

Más allá de la escasa notoriedad del personaje en cuestión—acompañado, sin embargo, de figuras más conocidas como el inevitable Gasparri—la postura de Nevi resulta interesante desde un punto de vista político, histórico y cultural. No entraré aquí en los aspectos más propiamente jurídicos, que serán objeto de un análisis más profundo a principios de octubre, cuando haremos público el texto de la denuncia en italiano y en los seis idiomas oficiales de la ONU (inglés, español, francés, ruso, chino y árabe). Me limito a observar aquí lo lógico y jurídicamente consolidado que resulta el hecho de que quien provee armas para un crimen grave, con plena conciencia de que serán utilizadas para tal fin, es sin duda imputable por complicidad en el propio crimen.

Lo que sí quiero señalar es cómo las palabras del soldado desconocido Nevi, y declaraciones semejantes, indican un cuádruple divorcio:
1. En primer lugar, y quizá lo más grave, muestran que quienes las pronuncian ponen en el mismo plano la promoción del derecho y la del terrorismo. De este modo, Nevi y sus imitadores expresan el deseo inconfesado y profundo de la peor parte del sistema político: tener las manos libres de toda atadura normativa para poder hacer sus propios negocios. No toleran intromisiones de extraños: ya se trate de simples sobornos, de favorecer la fuga de criminales internacionales o de genocidio—con al menos setenta mil muertes ya confirmadas (pero en realidad al menos cinco veces más), entre ellas aproximadamente una cuarta parte de niños inocentes a quienes se les niega la vida—estos individuos quieren a toda costa imponer la llamada “razón de Estado”, que en realidad no es más que el interés de estrechas camarillas de delincuentes encaramados en la cúspide gracias a nuestra cobardía colectiva.
Y no se trata, desde luego, de un fenómeno exclusivamente italiano. Todo Occidente, en plena e irrefrenable decadencia, odia el derecho y se prepara para perseguir, incluso penalmente, a cualquiera que se atreva a propugnar su aplicación. No por casualidad el Nerón que preside desde la Casa Blanca los inciertos destinos de este imperio en descomposición ha compilado listas de proscripción cada vez más nutridas de juristas: desde jueces estadounidenses que resisten a su innoble prepotencia y a la violación de los derechos de los más débiles, hasta los jueces, fiscal y funcionarios de la Corte Penal Internacional, pasando por expertos independientes como nuestra querida Francesca Albanese, actual emblema del orgullo nacional italiano, en cuya defensa Mattarella & Cía. no se han atrevido hasta ahora ni siquiera a emitir una débil protesta.
2. El segundo divorcio implícito en las palabras del oscuro Nevi es con el sistema multipolar de gobierno del planeta nacido con el fin de la Segunda Guerra Mundial y la Carta de las Naciones Unidas. ¿De qué sirve que Italia vote en la Asamblea General la resolución que prevé el reconocimiento del Estado palestino si luego sabotea su aplicación armando hasta los dientes a un Estado como Israel, que ha hecho de la guerra, del apartheid y del genocidio la razón misma de su existencia?
3. El tercer divorcio es, pues, con los propios valores en los que se funda esa Carta, así como nuestra Constitución (aunque La Russa no opine lo mismo, por razones fáciles de adivinar): los valores del antifascismo, que se está convirtiendo en una mala palabra en todo Occidente. Desde Estados Unidos, donde Trump aprovecha descaradamente el oscuro episodio del asesinato de Kirk para prohibir a los antifascistas, hasta Europa, donde avanzan los herederos directos y declarados de Hitler, Mussolini, Pétain, Francisco Franco y Bandera, enarbolando las banderas de la guerra contra Rusia y del racismo hacia el resto del mundo—apoyados además en el claro fracaso de la falsa izquierda del PD.
4. El cuarto divorcio, finalmente, es con los valores y con el propio futuro de la humanidad, demostrado precisamente por el espantoso genocidio cotidiano al que asistimos en Palestina, anticipación de aquel más vasto y generalizado de la Tercera Guerra Mundial nuclear que se perfila cada vez con mayor claridad. El hecho de que nuestros “gobernantes” obedezcan a veces las órdenes impartidas desde Washington con bovina reticencia (véase el buen Crosetto) no los hace menos culpables.

Manifestar, hacer huelga y firmar las denuncias en su contra—como será posible a partir de principios de octubre—es el único modo de desvincular nuestras responsabilidades de las suyas, salvaguardando nuestro amor por el derecho, por un gobierno cooperativo y multipolar del planeta, por el antifascismo y por la humanidad. Mucho más que “malos maestros”.