Intervento di Fabio Marcelli alla Conferenza di Istanbul

Intervento del Copresidente del Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia ( CRED), avvocato Fabio Marcelli, in rappresentanza del CRED e dell’Associazione internazionale dei giuristi democratici ( IADL), ad Istanbul, sabato 11 e domenica 12 luglio 2026, alla Conferenza internazionale ” I crimini dell’occupazione israeliana in Palestina: tra responsabilità legale e ricerca della giustizia” promossa dall’Unione degli Ordini degli Avvocati della Turchia, dall’Ordine degli Avvocati della Giordania e dalla Coalizione Legale Internazionale per la Palestina.

“Il genocidio del popolo palestinese e gli altri crimini di Israele. Le responsabilità giuridiche e politiche dell’Occidente”.

Israele non potrebbe commettere i suoi crimini contro il popolo palestinese ed altri soggetti, come ad esempio il Libano, senza l’attiva complicità degli Stati occidentali.
Ciò è dimostrato anzitutto dalle statistiche relative al commercio degli armamenti con lo Ststo sionista, che vedono in testa tre Stati: Stati Uniti, Germania ed Italia.

Ma l’appoggio occidentale nei confronti di Israele presenta vari aspetti. C’è quello politico che si manifesta nell’ambito delle Nazioni Unite, anche se bisogna dire che in tale sede l’atteggiamento dell’Occidente appare alquanto articolato, dato che all’apposizione continua del veto da parte degli Stati Uniti non corrisponde posizione analoga da parte degli Stati europei.
Ma in ultima analisi quando si viene al dunque i principali Stati europei, con in testa Italia e Germania, rifuggono dall’applicazione di qualsivoglia sanzione nei confronti di Israele. Ciò è apparso con assoluta evidenza quando si è trattato di adottare misure punitive nei confronti del ministro nazisionista estremista Ben Gvir, che pure si era macchiato di gravi maltrattamenti e vere e proprie torture nei confronti dei partecipanti alla più recente Flottilla, molti dei quali europei. Alla fine non se n’è fatto nulla dato che gli Stati europei più filoisraeliani, con la Germania in prima fila, si sono messi di traverso.
Assolutamente infrangibile appare altresì la cooperazione economica tra Unione Europea ed Israele, racchiusa tra l’altro nell’Accordo di Associazione, contro il quale pure sono state raccolte oltre un milione di firme di cittadini europei.
Per altri versi va notato come tsluni Ststi europei abbiano progressivamente assunto posizioni più coraggiose contro il genocidio e i crimini di Israele. Va notato in questo senso come anzitutto la Spagna, ma anche l’Irlanda e da ultimo perfino il Belgio si siano affiancati al Sudafrica per sostenerne l’accusa di genocidio nei confronti di Israele di fronte alla Corte internazionale di giustizia.
Ma la vera punta di lancia del collaborazionismo di vari Stati europei con il regime criminale e genocida di Netanyahu & C. è senza dubbio rappresentata dalla cooperazione militare e cosiddetta di sicurezza . Il già menzionato traffico d’armi costituisce a ben vedere solo un aspetto di tale cooperazione, che si estende a vari settori tecnologicamente avanzati, con in prima fila le aziende attive nel settore dell’intelligenza artificiale che organizzano in modo puntuale il genocidio orientando le azioni distruttive di Tsahal.
È significativo che sussista un crescente flusso di armamenti e tecnologie utili a finalità militari anche da Israele verso gli altri Stati occidentali. Israele si avvale in questo senso del campo di sperimentazione offerto dal massacro incessante della popolazione palestinese, conferendo alla propria produzione bellica il plusvalore derivante dal fatto che le sue armi, frutto comunque di un intensa cooperazione con le Potenze occidentali, siano testate sul terreno ovvero sul corpo dei Palestinesi come dimostrato dalle oltre settantamila vittime finora registrate all’interno della popolazione civile.

Quindi, la cooperazione militare e di sicurezza costituisce, anche e soprattutto dal punto di vista giuridico, la dimostrazione più evidente del sostegno occidentale ad Israele e quindi dells complicità occidentale nei gravissimi crimini di cui Israele si è macchiata e continua a macchiarsi: crimini di guerra, crimini contro l’umanità, apartheid, violazione massiccia dei diritti umani, tortura sistematica dei prigionieri palestinesi, aggressione contro Palestina, Libano, Iran e Yemen, genocidio tuttora in atto del popolo palestinese.
Ci siamo occupati, come Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia ( CRED) e Giuristi e Avvocati per la Palestina ( GAP) della complicità del governo italiano con Israele. Abbiamo presentato in merito denunce alla magistratura italiana(Procura della Repubblica di Roma) e alla Corte penale internazionale. La nostra denuncia alla Corte penale internazionale analuzza e documenta ventuno profili differenti di complicità. Le norme invocate sono l’art. III lett. e della Convenzione delle Nazioni Unite sul genocidio del 1948 e le norme dello Statuto della Corte penale internazionale relative al concorso nei crimini. La denuncia alla Corte penale internazionale è stata sottoscritta da cinquanta tra giuristi e personalità della cultura e della politica italiana e sottoscritto per adesione da circa cinquantamila cittadini. Vedi il sito web https://www.giuristiavvocatiperlapalestina.org/.
È peraltro illusorio delegare la soluzione del problema a una magistratura troppo spesso pavida e incapace, per suoi gravi limiti etici ed intellettuali, di imporre l’applicazione delle norme imperative costituzionali ed internazionali. Alla fine dello scorso anno l’Italia è stata teatro di importanti mobilitazioni contro il genocidio , tra cui due scioperi generali, che dobbiamo augurarci continuino con forza anvora maggiore, bloccando fra l’altro l’invio di armj e munizioni ad Israele.
Occorre inoltre dotarsi di strumenti internazionali più efficaci per fermare il genocidio. In tal senso voglio ricordare come il Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia ( CRED) ha elaborato una proposta di rifondazione democratica delle Nazioni Unite, collegata alla presentazione della candidatura dell’ex Vicesegretario generale delle Nazioni Unite Pino Arlacchi a Segretario generale, imperniata sull’eliminazione del potere di veto, la sostituzione del Consiglio di sicurezza con un Comitato esecutivo eletto dall’Assemblea generale e la creazione di una Forza armata adeguatamente consistente ed equipaggiata per il peace-enforcing.

English version:

Speech by Fabio Marcelli, Co-President of the Center for Research and Elaboration for Democracy (CRED), representing CRED and the International Association of Democratic Lawyers (IADL), delivered in Istanbul on Saturday 11 and Sunday 12 July 2026 at the International Conference “The Crimes of the Israeli Occupation in Palestine: Between Legal Accountability and the Pursuit of Justice”, organized by the Union of Turkish Bar Associations, the Jordan Bar Association, and the International Legal Coalition for Palestine.

“The Genocide of the Palestinian People and Israel’s Other Crimes: The Legal and Political Responsibilities of the West”

Israel could not commit its crimes against the Palestinian people and other countries, such as Lebanon, without the active complicity of Western states.

This is demonstrated, first and foremost, by the statistics concerning the arms trade with the Zionist state, in which three countries rank at the top: the United States, Germany, and Italy.

Western support for Israel, however, has several dimensions. There is the political dimension, which is manifested within the framework of the United Nations. It must be acknowledged that, in this arena, the attitude of Western countries is somewhat nuanced, since the United States’ repeated use of the veto has not been systematically matched by European states.

Ultimately, however, when decisive action is required, the principal European states—led by Italy and Germany—refuse to apply any sanctions whatsoever against Israel. This became abundantly clear when punitive measures were proposed against the extremist neo-Zionist minister Ben Gvir, who had been responsible for serious abuses and outright torture of participants in the most recent Freedom Flotilla, many of whom were European citizens. In the end, no measures were adopted because the most pro-Israeli European states, with Germany leading the way, blocked the initiative.

Equally unbreakable is the economic cooperation between the European Union and Israel, embodied, among other instruments, in the EU-Israel Association Agreement, despite the fact that more than one million European citizens have signed a petition calling for its suspension.

On the other hand, it should be noted that some European countries have progressively adopted more courageous positions against the genocide and Israel’s crimes. Spain has taken the lead in this regard, joined by Ireland and, more recently, even Belgium, in supporting South Africa’s genocide case against Israel before the International Court of Justice.

The true spearhead of the collaboration between several European states and the criminal and genocidal regime of Netanyahu and his associates is undoubtedly military and so-called security cooperation. The already-mentioned arms trade is only one aspect of this cooperation, which extends to various technologically advanced sectors, foremost among them companies operating in the field of artificial intelligence that systematically organize the genocide by directing the destructive operations of the Israeli armed forces.

It is also significant that there is a growing flow of weapons and military-related technologies from Israel to other Western states. Israel benefits from the testing ground provided by the relentless massacre of the Palestinian population, giving its military production the added value of battlefield testing—namely, testing on the bodies of Palestinians—as demonstrated by the more than seventy thousand victims so far recorded among the civilian population.

Military and security cooperation therefore constitutes, especially from a legal standpoint, the clearest evidence of Western support for Israel and, consequently, of Western complicity in the extremely serious crimes that Israel has committed and continues to commit: war crimes, crimes against humanity, apartheid, massive violations of human rights, the systematic torture of Palestinian prisoners, aggression against Palestine, Lebanon, Iran, and Yemen, and the ongoing genocide of the Palestinian people.

As the Center for Research and Elaboration for Democracy (CRED) and Lawyers and Jurists for Palestine (GAP), we have focused extensively on the complicity of the Italian Government with Israel. We have filed complaints with both the Italian judicial authorities (the Public Prosecutor’s Office in Rome) and the International Criminal Court.

Our complaint submitted to the International Criminal Court analyzes and documents twenty-one distinct forms of complicity. It is based on Article III(e) of the 1948 United Nations Convention on the Prevention and Punishment of the Crime of Genocide, as well as on the provisions of the Rome Statute concerning participation in international crimes. The complaint submitted to the International Criminal Court has been signed by fifty jurists and prominent figures from Italian culture and politics, and subsequently endorsed by approximately fifty thousand citizens. See the website: https://www.giuristiavvocatiperlapalestina.org/.

It is, however, illusory to delegate the solution of this problem to a judiciary that is too often timid and incapable, because of its serious ethical and intellectual shortcomings, of ensuring the application of the mandatory norms of constitutional and international law.

At the end of last year, Italy witnessed significant mobilizations against the genocide, including two general strikes. We must hope that these mobilizations continue with even greater strength, including by preventing the shipment of weapons and ammunition to Israel.

We must also equip ourselves with more effective international instruments to stop the genocide. In this regard, I wish to recall that the Center for Research and Elaboration for Democracy (CRED) has developed a proposal for the democratic refoundation of the United Nations, linked to the candidacy of former United Nations Deputy Secretary-General Pino Arlacchi for the office of Secretary-General. This proposal is based on the abolition of the veto power, the replacement of the Security Council with an Executive Committee elected by the General Assembly, and the creation of a sufficiently strong and well-equipped international armed force capable of carrying out peace-enforcement operations.